E se giocassimo al gioco del se? Il ricordo arrivò con una voce dal tavolino accanto al suo, come se lo zio fosse nascosto lì, dietro la siepe che delimitava la terrazza del caffè. Stavolta era la voce dello zio, e del resto quel gioco lo aveva inventato lui. Perché? Perché il gioco del se fa bene all'immaginazione, soprattutto in certi giorni di pioggia. Per esempio siamo al mare, o in montagna, fa lo stesso, dato che il bambino è malato e gli fa bene il mare o la montagna, dipende, altrimenti un tarlo cattivo gli rosica il ginocchio, e per esempio è settembre, e a settembre a volte piove, pazienza, a casa sua, se piove, un bambino ha tante cose da fare, ma in questa villeggiatura forzata, soprattutto in una casetta in affitto arredata alla buona, o peggio ancora in una pensione, se piove arriva la noia, e con lei la malinconia. Ma per fortuna c'è il gioco del se, così l'immaginazione lavora, e il più bravo è chi propone cose da matti, matti da legare, mamma mia che risate, sentite questa: e se il Papa atterrasse a Pisa?

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