Era una notte limpidissima, niente luna, le poche nubi che nel pomeriggio avevano velato l'orizzonte erano state spazzate via dal leggero vento di Tramontana da nord. Nel cielo, nero come il fondo di una pentola bruciata, tantissime stelle da perderci la mente a cercare di contarle, da rischiare di annegarci dentro a cercare di capire il loro mistero, punteggiavano di luci quel cielo, il silenzio e il freddo rendevano immateriale l'oscurità.
Era come se ogni sostanza solida si fosse volatilizzata nello spazio etereo, privando ogni cosa della propria essenza e fondendola a quel buio immenso. Non vi era una sola nube che, carpendo una porzione di cielo stellato, desse una qualche prospettiva allo spazio.
Il suono della risacca rivelava la presenza del mare, che schiaffeggiando la scogliera accarezzava la spiaggia, con un ritmo calmo e sensuale come quello di un amante paziente e sapiente, che accarezzando la schiena della sua donna con solo la punta delle dita riesce a trasmetterle quello che mille parole non saprebbero rivelare, traendo dalla sabbia segni e disegni, trasportando residui di relitti di tutti i generi, alghe, pezzi di stoffa, vecchie bottiglie, conchiglie aperte, rami secchi lucidati dall'azione del mare, tutto quel che si può trovare sulle spiagge di tutto il mondo.

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