"Predatori del mondo intero unitevi! Adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione, andate a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, voi siete gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; voi soli bramate possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubate, massacrate, rapinate e, con falso nome, chiamatelo impero; infine, dove fate il deserto, dite che è la pace".



......



sabato, gennaio 30, 2010

comunicato ai naviganti


Il crepuscolo come attitudine, come visione di un momento spesso filtrato dalla propria inclinazione e dalla propria sensibilità. Alcuni momenti, però, risultano decadenti in sé; la Storia ce ne ha mostrati molti, innegabilmente crepuscolari, come il 476 (o più realisticamente 480) d.C. che segnò l’ingresso nel periodo buio per eccellenza, il Medioevo, oppure – tanto per restare intorno al nostro evo – i mesi che precedettero il 1 settembre 1939, qui, in Europa.

Ecco, quei giorni, per come la si voglia vedere, avevano insiti i germi assoluti della decadenza e niente potrà renderli lieti, al di là di qualche blando motivo privato. Nulla ha potuto e potrà cancellare la sensazione della fine di un’epoca e l’inizio di una nuova che, come sempre avviene, nasce dal caos e nel caos si sviluppa, come qualsiasi entropia che si rispetti.
Questi anni che stiamo vivendo – o decenni, se volete – segnano la fine del dominio umano, la fine di un’attività meramente umana rimasta invariata fin dalla Preistoria, fin da quando l’uomo cominciò ad accasarsi nelle caverne; quello che è accaduto in mezzo è, sostanzialmente, un’evoluzione sanguinosa che ha portato alla definizione delle specifiche per l’Uomo 2.0, per i prodromi della postumanità che è destinata a spostare parecchio più in là i limiti della specie che l’ha generata. Quello che noi di Waskher  abbiamo voluto fare con quest’iterazione è soltanto indicare alcuni dei molteplici aspetti vitali che verranno coinvolti dal cambiamento, consapevoli che l’epoca estrema che verrà, paragonabile a un nuovo evo storico, comporterà uno sconquasso forse soltanto lontanamente paragonabile alla caduta di Roma o alla scoperta dell’America, qualcosa probabilmente più vicino all’intensità emozionale e tecnologica propria dell’età dell’atomica. I nostri sono molteplici punti di vista  che portano a un’apparente realtà: il dominio umano, così come lo conosciamo, è al termine; l’umanità stessa, nella sua foga senza fine di crescere, ha posto le basi per il suo stesso superamento.

È una festa, la festa dei morti.

Quindi, brilliamo di crepuscolo finché l’alba del nuovo giorno non ci accecherà di stupore. Sperando solo di non sperimentare un annichilimento da luce atomica.

venerea


Su Venere
cammineremo insieme
Una sera in una qualche altra nostra vita
Il buio si alternerà alla luce
Ma nel tempo non ci sarà dietro davanti
Senza peso ogni passo audace
Dentro al caos in un infinito fluido
Voliamo
Intorno intorno pianeti sconosciuti scorrono
Le stelle brillano e spargono dorata polvere di stelle
Senza peso il corpo è spirito
Senza materia nella patria lontana
Voliamo
Per il futuro ci diamo appuntamento questa sera
Ci ritroveremo nel paese della mente.

belva


Che cosa possono le Leggi dove regna
soltanto il denaro?
La Giustizia non è altro
 che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante
 da gettare come ami fra la gente.


bocca di serchio

Era una notte limpidissima, niente luna, le poche nubi che nel pomeriggio avevano velato l'orizzonte erano state spazzate via dal leggero vento di Tramontana da nord. Nel cielo, nero come il fondo di una pentola bruciata, tantissime stelle da perderci la mente a cercare di contarle, da rischiare di annegarci dentro a cercare di capire il loro mistero, punteggiavano di luci quel cielo, il silenzio e il freddo rendevano immateriale l'oscurità.
Era come se ogni sostanza solida si fosse volatilizzata nello spazio etereo, privando ogni cosa della propria essenza e fondendola a quel buio immenso. Non vi era una sola nube che, carpendo una porzione di cielo stellato, desse una qualche prospettiva allo spazio.
Il suono della risacca rivelava la presenza del mare, che schiaffeggiando la scogliera accarezzava la spiaggia, con un ritmo calmo e sensuale come quello di un amante paziente e sapiente, che accarezzando la schiena della sua donna con solo la punta delle dita riesce a trasmetterle quello che mille parole non saprebbero rivelare, traendo dalla sabbia segni e disegni, trasportando residui di relitti di tutti i generi, alghe, pezzi di stoffa, vecchie bottiglie, conchiglie aperte, rami secchi lucidati dall'azione del mare, tutto quel che si può trovare sulle spiagge di tutto il mondo.

venerdì, gennaio 29, 2010

immobile




"Non Girarti"
Era questo
 che ti avevo detto,
che la mia Voce
 aveva raschiato
 contro il Vento
 per raggiungerti.
Non girarti.
Resta ferma,
immobile.
Non ti muovere.

dux


«– [...] Dottore, sa che Napoleone ne ha dato una definizione splendida?
– Ancora Napoleone?
– Ogni tanto. D’altronde è il modello dell’uomo moderno, dell’uomo che ha perduto il tempo, visto che non sapeva perdere il proprio.
- E cosa ha detto Napoleone?
- Un giorno, in una lettera, ha scritto: “Io vivo sempre due anni in anticipo”. Per quest’uomo il presente non esisteva.

giovedì, gennaio 28, 2010

Non ci siamo capiti

Non ci siamo capiti:
e perché mai dovremmo pagare
 anche gli extra a dei rincoglioniti?

raggi





I raggi
che sciamano
 attraverso
 l'imposta
non saranno
 ricordati più,
 una volta
 che l'imposta
sia stata
completamente
rimossa


passato








perchè nascendo
 tu mi hai vissuto
 l’anima
perchè vivendo
ti sono morta
 dentro

Partito Del Lucro



Ciao a tutti. Mi chiamo Wladimir. Ho da parlarvi di una cosetta . Seguendo le migliori tradizioni del PdL, mentre noi siamo distratti da torroni e panettoni oppure siamo al mare in pieno agosto, il governo approfitta della nostra distrazione e zac! arriva la fregatura.
E ovviamente la prima (e non ultima, sigh!) fregatura dell´anno non puo´ che riguardare la tecnologia.
Nel secondo governo il Berlusca puntava sulle famose "tre i": Inglese, Internet e Impresa.Oggi non dimentica le sue promesse, e punta ancora sulle tre "i", e ancora una volta prende bene la mira per abbatterle. (che altro avevate pensato che ci volesse fare con queste "I", valorizzarle? hahahah)
Dopo aver distrutto la scuola (che avrebbe dovuto insegnarci l´inglese), e aver tagliato le gambe alle imprese che non siano di suoi amici (complice anche la crisi, che sfiga direi), nel decennio 2010 ne sentiremo delle belle per quanto riguarda internet e le tecnologie in generale.
Ebbene sí gente, l´anno nuovo si apre con una bella tassa che in un modo o nell´altro tocca tutti gli italiani.
Chi di noi non ha un cellulare? Chi di noi non ha una piccola chiavetta usb oppure un grande hard disk esterno?
Bene, se non ne siete provvisti, affrettatevi a comprarli, perche´ appena questo decreto del simpatico Bondi verrá scritto sulla Gazzetta Ufficiale, i nostri aggeggetti tecnologici preferiti potranno costare di piu´.
Si vuole infatti tassare tutti i prodotti hi-tech che possiedono una memoria, con il cosiddetto "equo compenso": la Siae riceve dei soldi, perché noi potremmo usare i dispositivi di archiviazione per memorizzare copie contraffatte di film o musica, arrecando quindi un danno economico alla stessa.
Certo vien da ridere nel pensare che io riesca a copiare un film nella memoria del mio cellulare, ma tant´é!
Misá che sto´PdL a furia di fare decreti del genere si chiamerá "Popolo dei Lucratori". Ne inventano sempre una nuova per fregarci!!!!!!
Ps. Come al solito nel resto dell´Europa queste cose neanche sognano di farle.... tassare un hard disk perché "potrebbe" essere usato per "rubare" musica! assurdo!
Per maggiori info leggete i seguenti articoli:


mercoledì, gennaio 27, 2010

avanti avanti



MI CHIEDO,SE D’ORA IN POI,
SONO IO CHE PORTO AVANTI QUESTO blog
O SE È QUESTO blog CHE PORTA AVANTI ME.

foto copia memorizza incolla






Frutti acerbi e maturi  colti alla rinfusa peregrinando nel web della vita , senza criterio apparente, ma collegati dal filo di Arianna del medesimo futile discorso: tutto ciò che potrebbe apparire come amabile bene, o perfino sgradevole,

Mediolanum libera Rosarnum



Il console e prefetto Publius Hrodebertus Marronius fu svegliato con molta discrezione dal suo collega, il tribunum militum di origine siciliana Egnatius LaRussus, con l’annuncio che dopo colazione avrebbe potuto constatare di persona come, quanto aveva disposto la sera precedente il delegato romano, era stato completato. Marronius si lisciò i baffi dopo aver intinto le dita in un bacile d’argento colmo di acqua di rose appena colte, pregustando le accoglienze trionfali che gli avrebbe tributato il Senato romano prima e poi il popolo padano a Mediolanum con questa sua ultima impresa.
Il rumore di asce e martelli, che aveva accompagnato il suo tranquillo riposo notturno, in effetti stava andando a scemare e uscendo dalla sua tenda, posta vicino ad uno dei cippi miliari della via Popilia (l’antica consolare che collegava Capua a Regium), constatò l’eccezionale visione di una sterminata fila di croci infisse lungo i bordi della stessa.
Fra poco su quelle croci sarebbero stati appesi i capi e i partecipanti più esagitati della rivolta di schiavi africani che aveva sconvolto la tranquilla provincia reggina, mentre alcune centinaia di schiavi, che si erano prontamente arresi dinanzi alle centurie romane e alle militie locali, attendevano rinchiusi come belve in un serraglio, di essere fustigati e trasferiti sulle galere imperiali.
Lì avrebbero meditato sino alla morte come, l’aver rifiutato un piatto (anche se miserabile) al giorno, lavorando appena 16 ore su 24 negli orti patrizi calabresi, fosse stata la più scellerata scelta della loro vita. A poca distanza dalla tenda del console, attendevano, osannanti, gli amministratori e i padroni delle ville patrizie di Rosarnum devastate dalla rivolta degli schiavi che aveva messo in pericolo la pax romana nel sud della Penisola.
Rendevano tutti grazie, offrendo doni e riconoscenza eterna al sommo rappresentante dei popoli romano e padano, ma facevano presente che ora, privati dell’oro nero, gli schiavi africani, la loro situazione di possidenti e produttori agricoli della ridente piana calabrese sarebbe stata irta di difficoltà. Chi ora avrebbe potuto lavorare i campi per rifornire le ricche mense dei patrizi romani e milanesi?
Marronius, lisciandosi i baffi, li ringraziò per la collaborazione che avevano dato alle sue truppe legionarie nella caccia allo schiavo negro, fornendo feroci cani lupo, mastini, addirittura delle tigri addomesticate e schierando i loro figli migliori e gli schiavi di origine germanica, che non avevano voluto aderire alla rivolta, accanto ai milites romani.
Questo nuovo patto tra i potenti del luogo e lo Stato centrale, ma innanzitutto con lui Marronius esponente di spicco del popolo padano, lasciava intendere che altri e migliori scambi di affari e clientele politiche si sarebbero strette tra i commercianti e banchieri settentrionali e latifondisti della provincia calabro-siciliana.
Un patto che in data odierna sarebbe stato siglato, con l’offerta coatta di parti di suolo pubblico calabrese agli speculatori edili del Nord, che sognavano da tempo insediare le loro ville per le vacanze estive nell’Agro di Scilla e Cariddi.

Il console Hrodebertus Marronius, il cui nome tradiva le sue origine germaniche, un liberto, ovvero uno schiavo liberato e adottato dal suo padrone Publius Silvius Berluscus, assicurò che ben presto in Senato sarebbe stato discusso il finanziamento di nuove campagne militari ad oriente ai confini dell’Impero e quindi nuovi schiavi avrebbero sostituito quelli andati perduti nella rivolta.
Schiavi provenienti da popoli e tribù spesso in guerra tra loro e che, difficilmente, avrebbero potuto legare tra loro in futuro e coalizzarsi in rivolte pericolose, come quella del gladiatore tracio Spartaco, che tempo prima aveva devastato il Sud d’Italia.
Un messaggero intanto stava già cavalcando alla volta di Roma con un lapidario messaggio di Marronius: -“Rosarnum libera est!” e gli scalpellini stavano erigendo sul luogo il famoso Cippus Marronius Rosari, un cippo ad onore del console che avrebbe tenuto compagnia con quello eretto a Polla dal suo collega Publius Popillius Laenas in occasione di un’analoga vittoria contro gli schiavi sulla omonima via consolare Popilia Capua-Regium nel 132 A.C.
Su questo cippo sarebbe stato scritto

ET · EIDEM · PUBLIUS – HRODEBERTUS MARRONIUS -
TRIBUNUM – CONSUL · IN BRUTTIUM ET SICILIA – FVGITEIVOS ·
ITALICORVM – CONQVAEISIVEI · REDIDEIQVE – HOMINES ·
DCCCC – EIDEMQVE PRIMVS · FECEI ·
VT · DE AGRO POPLICO AEDILES
(PALAZZINARUM) MEDIOLANI · CEDERENT · PAASTORES
La cui traduzione suona così in latino padano:-
“Ed io Publio Roberto Marronius Tribuno console in Calabria e Sicilia, catturai e riconsegnai gli schiavi fuggitivi degli Italici, per un totale di 900 uomini, e parimenti per primo feci in modo che sull’agro pubblico i pastori cedessero agli edili palazzinari milanesi“.

martedì, gennaio 26, 2010

pudoroso silenzio



Il silenzio non si può dire, ma parlarne si può.
 Con prudenza e pudore,
 ogni tanto è salutare provarci

wwwideocracy



Videocracy è stato presentato alla 66 mostra del cinema, di produzione svedese, regia di Erik Gandini, appartiene al genere documentario. Rai e Mediaset hanno censurato i trailers del film. La prima perchè temeva un attacco al governo e dunque un'incompatibilità con il servizio pubblico Rai - chissà se lo hanno visto per pensarla così - e la seconda perchè Videocracy è anche un attacco alla tv commerciale.

Personalmente Videocracy non mi è sembrato un attacco al governo e anche alla tv commerciale ha rivolto una critica piuttosto blanda. Invece Videocracy ci ha mostrato qualcosa di diverso che dovrebbe farci riflettere tantissimo e non giungere a superficiali conclusioni.
Il docufilm, tale perchè lascia alle immagini e alle parole dei protagonisti - che interpretano loro stessi - di comunicarci il suo messaggio è anche un documentario perchè una voce fuori capo ci guida in un filo temporale di fatti dei quali abbiamo letto e sentito alla tv e sui giornali, ma qui è diverso perchè parlano le persone stesse interessate agli avvenimenti.
Inoltre viene ripresa e personalmente raccontata la storia di un giovane veneto, il quale ci spiega i suoi ragionamenti e le sue motivazioni alle sue sue aspirazioni e alle sue azioni. Fabrizio Corona che afferma come gli faccia schifo lo stesso ambiente in cui sguazza. Lele Mora che dice: chi male non fa non ha nulla da temere, ricordando Forrest Gamp ma con una pura ingenuità che è difficile riconoscerli.
La storia del giovane veneto lascia attoniti e toglie la voglia di pronunciarsi, verrebbe voglia di prenderlo a calci in culo, vai a lavorare e finiscila di pensare cazzate, ma quale lavoro rispettato e dignitoso lo mandiamo a fare? Quale possibilità gli diamo di cambiare la sua vita solo con il suo merito? O di accettarla così com'è perchè capace di avere una speranza di riconoscimento, giustizia e dignità? Da quanto tempo pare che tutti i guai del Paese siano causa degli operai inveterati comunisti e dei dipendenti pubblici notoriamente fannulloni? Da quanto tempo non appare un operaio in tv, ma solo culi e tette di un Paese che sembra costantemente indaffarato e anelante a tirare righe di coca e fare feste segno certo di come non esista disoccupazione, infelicità, disagio, corruzione, criminalità? Ma siamo davvero noi quelli a cui non importa nulla dei problemi del Paese oppure i problemi del Paese vengono negati così che non si abbia nulla di cui preoccuparsi? Pane e circensi al popolo, dicevano gli antichi romani.
Che cosa ha fatto diventare la nostra società tutta così com'è raccontata in Videocracy. Non solo la televisione, questo è certo.
Videocracy comincia con la tv privata di molti anni fa che non solo ha suscitato un bisogno ma lo ha cavalcato, ossia questo c'era da prima e il pensiero è che sia stato latente, soffocato da una società particolarmente impermeabile nei suoi valori, bacchettona e repressa che non vedeva l'ora di sfogarsi e che tutto questo abbia trovato il suo nutrimento nella paura della cattolica Italia del sesso, nel nostro innato perdere tempo nell'apparire per il quale a casa si picchia la moglie ma poi la domenica si va in chiesa dove tutti gli altri paesani ti vedono, dove ci si indebita per far vedere che si ha soldi per andare in vacanza ed avere il fuoristrada, la tv lcd.

Ha ragione Berlusconi quando dice: gli italiani mi votano perchè vorrebbero essere come me. La maggioranza degli italiani con il potere in mano si comporterebbe da imperatore e per genetica si farebbe beffa di tutte le regole trovandole d'intralcio.
Ma perchè è così? Sono ben altri più qualificati di me che possono dare una risposta completa e credibile, tuttavia la mia personale opinione è il vuoto politico e intellettuale e nel quale siamo caduti  ben prima dell'arrivo di Berlusconi: il vuoto era lo spazio in cui ha potuto sistemarsi per poterne fare una voragine culturale entro la quale, come sostiene Videocracy, la tv commerciale spiazza tutto divenendo l'unica forma di informazione alla quale accedere per decidere, per capire e per crescere. Le difficoltà economiche per acquistare un libro o un giornale, tutte le volte che cultura e studio sono viste con un piglio snobbistico, tutte le volte che la ricerca e la scuola sono considerate un campo in cui raccattare soldi per il bilancio, tutte le volte che l'informazione si piega al potere per non perdere un privilegio ci affidiamo alla Videocracy; ed è questo un messaggio continuo, incessante dei quali dirsi scandalizzati è solo l'ennesima ipocrisia.
Guardatevi Videocracy, soprattutto il coretto "meno male che Silvio c'è" è illuminante non su Silvio Berlusconi, ma su di noi.

santa luce





C'è un punto nel lago in cui cade il respiro.
Da lì nascono in cerchi le piccole onde che
increspano tutta la superficie.
Quel punto è il mio ombelico
che espande energia
e riflette la vita circostante.
A quel diaframma di luce tendono le piante

che vengono dal profondo
e che rimarranno a poca distanza sotto il pelo
del lago
in contatto con la luce e immerse nella presenza.

hagghia big mother



Da quando Waskher scrive qui sopra  non faccio che guardare segni, guardo i disegni di quei miei parenti preistorici, padre e madre in un solo graffio dentro il mio corpo e dentro lo sguardo. E’ per questo che dico di vedere: vi-deo, un colpo d’occhio, un corpo sotto il corpo della vista e me, che m’incerchio di parole da d-ire, indi-canto il labirinto, il misterioso tempio, l’empio mio ubbidire alla carne, opera operata dal dio, di-retto sconosciuto verso in cui mi riverso senza sapere, senza minuta opera munita d’intelletto, separata memoria del crimine, io, figlio del dio che scopre la sua carne (a)belante, casa del trasloco, fuori da un cerchio senza centro.

reincarnation


Ci sarà un'altra vita per sopportare tutto questo casino
ci sarà un'altra vita
per portare a termine il mio destino
Un'altra vita
per elevarmi
un'altra vita
per consacrarmi.
Ci sarà un'altra vita
per drogarmi
per essere maestosa
e per fottere il mondo
con grande soddisfazione
amarmi.

lunedì, gennaio 25, 2010

Utopico canto


L'utopia è considerata un ideale di organizzazione politico-sociale non realizzabile in "nessun luogo"
(u-topos), almeno con quest'intento
l'hanno teorizzata i diversi utopisti
 succedutisi nella storia del pensiero
e cosi fa comodo pensarla alla cultura ufficiale,
quella che da sempre revisiona,
 pilota e rifunzionalizza i fatti.


Tommaso Campanella teorizzava una "Città del Sole" retta da un filosofo
secondo un ideale di Giustizia sociale,
una città nelle cui mura fossero dipinte
 le nozioni che i bambini imparavano
 giocandovi intorno.
Perchè è impossibile costruirla?

Platone pensava

ad una città ideale
 in cui le diverse componenti sociali
 assolvevano al loro compito di produzione, difesa e governo lasciandosi dirigere dalla razionalità.
Dato che l'uomo si ritiene essere
un animale razionale
 perchè non è realizzabile?


Karl Marx teorizzò l'avvento
di una società pacifica
senza più scontri sociali
perchè il potere
 era legittimamente detenuto da tutti,
un sistema senza divisione di classe.
Perchè chiamarla utopia
se riusciamo perfettamente a pensarla?


Chiamare un sistema utopia
è già un etichettarlo come irrealizzabile,
quindi è un errore!


Era utopico nel medioevo
un sistema con la tripartizione dei poteri, eppure è avvenuto in molti luoghi...
era utopico in India sconfiggere senza
armi l'occupante inglese
eppure Ghandi l'ha fatto...


Era utopico in Cina desacralizzare
l'imperatore e fondare la repubblica, eppure il
presidente Mao Tse Tung l'ha fatto.


E' utopia soltanto un ideale che non si ha intenzione di realizzare perchè il mondo è cosi come ognuno di noi lo concepisce, tutto ciò che consideriamo oggettivo non è altro che una convenzione, una visione condivisa dalla maggioranza, una soggettività comunemente accettata e condivisa.


Nulla è irrealizzabile se riusciamo a pensarlo come realizzabile,
l'utopia non deve essere più considerata tale,
deve essere considerata un progetto.

avanza mente



Vado  avanti.
 anche quando tutti si aspettano
che lasci perdere.


domenica, gennaio 24, 2010

Vita


La vita?
Una commedia per chi ha testa .
 Una tragedia per chi ha cuore.

im probabile


L'astronave Terra non ha pilota. I suoi quattro motori, scienza, tecnologia, economia, il profitto, sono tutti incontrollati. In mancanza di una governance mondiale, la nave va al disastro.

Questa è l'ipotesi più probabile.
L'improbabile è la capacità di trovare in tempo utile una guida che segua un altro percorso che permetta di affrontare le questioni di vitale importanza per l'umanità, in primo luogo il degrado della biosfera, incluse le minacce nucleari che non sono scomparse.

dreams



Questi a loro volta, hanno perduto a poco a poco le loro implicazioni simboliche: il tuono non è più la voce di una divinità irata, né il fulmine il suo dardo vendicatore. I fiumi non sono più dimore di spiriti, né gli alberi il principio vitale dell’uomo… Nessuna voce giunge più all’uomo da pietre, piante o animali, né l’uomo si rivolge ad essi sicuro di venire ascoltato. Il suo contatto con la natura è perduto, e con esso è venuta meno quella profonda energia emotiva che questo contatto simbolico sprigionava.


sabato, gennaio 23, 2010

Libertà volante



La libellula, la creatura del vento, simboleggia l'illusione e il cambiamento.

Le sue ali cangianti ci ricordano tempi e mondi magici, rendendoci coscienti del fatto che la realtà di questo mondo è solo un'apparenza.
Il suo insegnamento ci dice che niente è in realtà come ci appare e che dobbiamo sforzarci di liberarci dalle illusioni dei nostri sensi.
Inoltre essa fa da tramite per portarci messaggi degli elementali e degli spiriti del mondo vegetale.
Quando desidero effettuare dei cambiamenti importanti, ovunque mi trovo, evoco l'energia della libellula

essenza umana



Colpa:
del buco dell'ozono
del Governo
della mamma
dell'indulto
di Voltaire
di Alfredo

venerdì, gennaio 22, 2010

Bolsenesco linguaggio



I Sumeri sono arrivati a Bolsena passando per gli Etruschi! Come? Veicolando la cultura (Meme) attraverso la macchina genetica (Seme) Ipotesi affascinante e non priva di sostanza .Vediamo.   Perchè I Bolsenesi usano mettere il "ME" davanti agli avverbi di luogo?  Nella mitologia sumera i ME erano delle forze, senza corpo né forma, che garantivano l’ordine dell’universo insieme agli dèi. I ME avevano quindi un’origine divina e costituivano regole e leggi divine concernenti l’uomo e la sua civiltà.

I ME erano custoditi dal dio degli oceani Enki, che in un momento di debolezza, li cedette alla dea Inanna che a sua volta li concesse in dono agli abitanti della città di Uruk, da lei protetta, affinché il benessere e la prosperità della città potessero crescere.
I ME hanno la caratteristica di rendere il “mondo quello che è”: quindi non sono né regole di vita né regole morali da seguire. Essendo sia positivi che negativi costituiscono l’essenza delle cose e degli uomini.
Erano circa 100, ma ne sono stati preservati e sono giunti fino a noi circa 70, tra i quali: la sovranità; la divinità; la corona sublime e permanente; il trono reale; lo scettro sublime; le insegne reali; il sublime santuario; la Signoria durevole;la Signoria divina (dignità sacerdotale); l'Ishib (dignità sacerdotale); il Lumah (dignità sacerdotale); il Gutig (dignità sacerdotale); la Verità; la discesa agli inferi; la risalita dagli inferi; il vessillo delle battaglie; le armi (?); la Legge (?); la calunnia (?); l’Arte; la Sala del culto; la qualità di Eroe; il potere; l'ostilità; la rettitudine; la distruzione delle città; la lamentazione; la menzogna; il paese ribelle; la bontà; la giustizia; l'arte di lavorare il legno; l'arte di lavorare i metalli; il mestiere di muratore; la saggezza; la purificazione sacra; il rispetto; il terrore sacro; il disaccordo; la pace; la vittoria; il consiglio; il giudizio; la sentenza del giudice.
I parallelismi con il mondo etrusco possono essere del tutto casuali, come la somiglianza della dignità sacerdotale sumera espressa con il Lumah con la dignità sacerdotale etrusca rappresentata dal Lauxume (il Lucumone o re-sacerdote); ma potrebbero esserlo meno quando, con le opportune modifiche e variazioni, la forza dei ME passa dall’ordine divino all’ordine umano diventando un rafforzativo nel momento in cui l’Etrusco parla di se stesso nel suo idioma: mi, me- nel senso di IO (pronome); mi-ni, me-ne, mi-na nel senso di ME (accusativo); mini nel senso di NOI; e i derivati mipi, minpi < mini-pi (accusativo +preposizione) nel senso di Me qui.

Nel dialetto di Bolsena si usa mettere “il "me" davanti agli avverbi di luogo: mequi, mellì, mequa, mellà, mellaggiù, mequaggiù (mestì, mellajù...)” come a sottolineare l’importanza che ha essere in un luogo e comportarsi secondo regole e forze divine dettate dagli dèi agli uomini affinché questi possano essere in grado di scegliere se osservare una condotta rigorosa e moralmente responsabile oppure il suo contrario.

Nel 1976 Richard Dawkins nel libro "Il gene egoista" coniò il termine meme per identificare una informazione appartenente alla cultura umana, un’informazione replicabile o dalla mente o da altri elementi simbolici di memoria, come i libri ad esempio. Questa informazione o meme si auto-diffonde diventando segno di evoluzione culturale: quindi un meme è qualcosa che può essere imparato e poi trasmesso ad altri. Il meme, la cui caratteristica principale è la diffusione per imitazione, può essere parte di un'idea, una lingua, una forma, un'abilità, un valore morale. Gli esempi più chiari di meme sono il concetto stesso di meme, le ideologie politiche, tutte le varie religioni, le superstizioni, i linguaggi, i miti e le leggende che contengono insegnamenti morali. Il meme non ha uno scopo prefissato: semplicemente può o non può essere replicato poiché la trasmissione del meme dipende dalle proprietà del meme stesso e non dalla natura delle persone che lo trasmettono. Come un essere vivente si sviluppa ed evolve attraverso il gene, l’informazione culturale si diffonde ed evolve attraverso il meme.

Il concetto dei ME Sumerici, il ME rafforzativo della lingua etrusca, e il ME del dialetto bolsenese non sono altro che parti di una stessa evoluzione culturale diffusa attraverso la selezione dell'informazione.

portali









Ci sono il noto
e l'ignoto,
e in mezzo ci sono le porte

giovedì, gennaio 21, 2010

Jupiter deus patri



Nei Tarocchi del Mantegna, Giove è raffigurato come un re, la sua aquila proprio sopra la testa. Anziché un fulmine tiene in mano una freccia, e sotto di lui, sul terreno, giacciono dei soldati sgominati. Giove è seduto all'interno di una mandorla, una figura geometrica ottenuta dall'intersezione di due cerchi, e dentro la mandorla, proprio sotto i suoi piedi, c'è un fanciullo, a quanto pare protetto da Giove.

Questo ritratto di Giove del tempo di Ficino, rivela lo spirito gioviale. Le due sfere di spirito e materia s'incontrano nel regno intermedio, lo spazio della mandorla che è lo spazio contenitore della psiche. L'aquila di Giove, come c'informa Ficino in diversi punti, rappresenta la sua stretta connessione con il sole e la sua autorità su tutti gli esseri; ma, come il fulmine o la freccia, l'aquila rappresenta anche la capacità di Giove di attraversare la distanza fra terra e cielo. Fissata questa regione intermedia, il fanciullo, la parte indifesa e in accrescimento della psiche, è protetto e le minacce delle fantasie eroiche sono accantonate.... Quando il lavoro della cultura è compreso nella sua dimensione psicologica, cioè come un lavoro della psiche e da parte della psiche, allora un incontrollato spirito di combattività e di eroismo hanno mano libera. Il nazionalismo sostituisce l'interesse per la società umana: denaro ed energia entrano in progetti il cui scopo è superare i poteri o i misteri della natura, ma senza alcuna intenzione di profondità. ... Se ci dedichiamo alle attività culturali avendo in mente l'anima (memoria) - a costo di dipingere il nostro oroscopo sul soffitto della camera da letto in modo da non dimenticare - l'anima sarà nutrita dai magici adescamenti che abbiamo fatto. Se tutta la cultura fosse un magico adescamento o una divina seduzione, allora l'anima riceverebbe tutta la cura di cui ha bisogno e noi non soffriremmo della separazione fra mente e corpo. ... Forse quello di cui abbiamo bisogno, fra i processi della psiche, è la mandorla di Giove dove i due cerchi s'incontrano. ...non dobbiamo trascurare il significato comune della parola gioviale... clima gioviale, al tempo stesso, seducente e magico."

cresciuto fra le khazzelle



Qualcosa nella notte. Storia di Gilgamesh, signore di Uruk, e dell'uomo selvatico cresciuto tra le gazzelle

Editore: Mondadori

Collana: Scrittori italiani e stranieri
Prezzo: 16,00 Euro

Dati: 203 p.
Anno: 2004
Descrizione:
Qualcosa nella notte. Storia di Gilgamesh, signore di Uruk, e dell'uomo selvatico cresciuto tra le gazzelle. Questa è la storia di Gilgamesh, il re per due terzi di stirpe divina ma per un terzo uomo, un uomo a cui fu destinata la sovranità sugli altri uomini ma non il dono di vincere la morte. Il romanzo di Paola Capriolo è una vera, personale 'esecuzione', una reinterpretazione moderna e poetica di quello che può essere considerato il primo capolavoro letterario dell'umanità. Le più antiche tradizioni orali del "Gilgamesh", il grande poema epico della civiltà sumerica, risalgono al III millennio a.C., ma la storia dell'opera è complessa; oltre a una redazione babilonese del XII secolo, se ne conosce un'altra, assira, del VII. Paola Capriolo ha studiato con passione e accanimento la tradizione del testo, ma il suo intento, pur nel rispetto accuratissimo di ogni particolare, non ha nulla a che vedere con l'archeologia o con la filologia. Nelle sue pagine, le avventure di Gilgamesh e del suo amico Enkidu, l''uomo selvatico' che conosce il linguaggio degli animali ma poi si converte alla civiltà, le imprese contro il gigante della foresta dei cedri e contro il toro, la collera della dea Inanna, compongono un'epopea ancora capace di parlare ai sentimenti dell'uomo contemporaneo. Quali sono i temi che il mito di Gilgamesh mette in campo? La gloria che l'uomo può conseguire attraverso le sue azioni e la possibilità del fallimento, il senso della morte, la ricerca dell'immortalità e lo strazio per la caducità delle creature, la contrapposizione tra lo stato di natura e la civiltà, il rimpianto per la perdita dell'innocenza, il valore dell'amicizia e dell'amore sessuale, il dolore inconsolabile della perdita. Questi sono i rovelli eterni sui quali l'uomo di tremila anni fa s'interrogava con la stessa nostra dolente ostinazione. Ed è l'epos che una scrittrice italiana di oggi ha reso accessibile e vivo grazie a un talento davvero raro: quello di saper narrare in uno stile piano e affascinante, con una prosa limpidissima, morbida e forte, con un ritmo pacato, musicale, quasi di favola. La lettura di "Qualcosa nella notte" è semplice, è un'emozione; conserva tutto l'incanto e la naturalezza delle cose a noi eternamente vicine.

sogno 2



Sogno causato dal volo di un'ape
 intorno a una melagrana,
un attimo prima del risveglio

tutto insieme




E tutto insieme,
 tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita

mercoledì, gennaio 20, 2010

vola cavalla !



Cavalla pazza, cavalla saggia,
cavalla d'amore
e di fantasia intensa.. profonda..
Vola con lui,
fianco a fianco,
verso l'infinito spazio,
la prua nel vento di stelle,
senza sosta.
Senza paura
di cadere.

Ipazia




Ipazia, scienziata alessandrina
Adriano Petta Antonino Colavito
Romanzo, Italia 2004 230 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Lampi di stampa , 2004


391 d. C., Alessandria d’Egitto. La giovanissima e bellissima Ipazia, figlia di Teone, filosofa e scienziata dallo spirito indomabile, è molto preoccupata dai cambiamenti politici avvenuti nella sua città: il 24 febbraio il decreto Nemo se hostis polluat dell’Imperatore Teodosio ha pesantemente limitato il culto pagano ed ebraico. La Biblioteca di Alessandria, ricca di manoscritti antichissimi, è situata proprio nel Serapeo, il tempio pagano dedicato a Serapide, ed è quindi doppiamente in pericolo, perché i cristiani boicottano apertamente la cultura classica. Con l’aiuto di Shalim, il giovane figlio di un mercante di papiro, Ipazia decide di cercare di salvare la Biblioteca…
Ipazia, scienziata alessandrina: A ognuno i suoi martiri
letture
Gli ultimi rantoli dell’Impero Romano portano con loro rabbia, morte, distruzione. La cultura che per secoli aveva dominato il Mediterraneo e l’Europa viene cancellata: in polvere i templi di marmo, nel fango le bianche statue, al collo di principesse barbare i preziosi ori, tra le fiamme i manoscritti di filosofi, poeti e scienziati. La setta dei cristiani si impadronisce man mano del potere, e arriva infine al trono: con Teodosio il cristianesimo diviene religione di stato e, nel 392, i vecchi culti pagani e l’ebraismo vengono proibiti, pena la morte. Non è solo sul piano religioso che si esplica l’offensiva dei nuovi padroni: la ricerca scientifica e la libertà di pensiero vengono boicottate con cupa, ottusa tenacia, fino a far precipitare il mondo occidentale in un buio abisso di ignoranza, violenza, guerra, tortura, malattia e superstizione.Solo mille anni dopo le tenebre inizieranno a rischiararsi, e il processo faticosamente (e non senza caduti) si invertirà. Ma questa nuova alba era molto difficile da immaginare per chi come Ipazia viveva nel crepuscolo che precede il tramonto: donna, scienziata, pagana, neoplatonica, ella aveva tutte le caratteristiche per diventare un bersaglio del potere cristiano, e così fu. Nel 415 d.C., infatti, in un clima sull’orlo della guerra civile, i cristiani di Alessandria, strumenti delle trame reazionarie del vescovo Cirillo e dell’eminenza grigia dell’Impero, il milanese Ambrogio, la catturarono, la torturarono brutalmente, la fecero a pezzi ed infine la bruciarono. Della sua vita si sa poco, e solo di seconda o terza mano: il padre Teone, matematico e astronomo, l’aveva educata e istruita perché voleva farla diventare "un perfetto essere umano", salvandola dal triste destino di ignoranza destinato in quell’epoca alle donne, che spesso non erano considerate nemmeno pienamente umane. Viaggiò ad Atene e a Roma, e ad Alessandria insegnò matematica, filosofia, astronomia e meccanica e la sua casa diventò un centro intellettuale.


Certo non stupisce che la figura tragica ed eroica al tempo stesso di questa nostra sorella di un tempo così lontano abbia attratto studiosi e narratori: è il turno di Adriano Petta e Antonino Colavito, che ci consegnano un romanzo storico vibrante, indignato, apertamente schierato contro la Chiesa cattolica e i suoi (indubbi) misfatti. Ipazia, martire della Ragione, è una piccola luce che cerca di opporsi ad un’ombra tetra e malvagia, un’ombra a forma di croce. Da segnalare la struttura del libro: Petta si occupa dei capitoli più squisitamente narrativi, scritti con stile piano ed efficace; Colavito invece di ermetiche, colte introspezioni che fanno da contrappunto allo svolgersi dei fatti. Sogni, filosofia, simbolismo si mescolano in flussi di pensiero utilissimi per donare alla complessa figura della protagonista lo spessore ed il background che dà un senso alle azioni degli altri capitoli. Un romanzo appassionato e a tratti appassionante, insomma, che celebra a dovere una figura spesso misconosciuta e ignorata dai programmi scolastici, alla quale è stato intitolato (con una felice intuizione) un recente progetto internazionale dell’UNESCO teso a favorire piani scientifici al femminile.

il film
Il film: in Italia stiamo aspettando il film Agorà di Alejandro Amenàbar, dedicato a Ipazia, che manca di un distributore italiano. Il ritardo sta suscitando sospetti di censura.

(nell'immagine sopra, Rachel Weisz in una scena del film)