"Predatori del mondo intero unitevi! Adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione, andate a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, voi siete gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; voi soli bramate possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubate, massacrate, rapinate e, con falso nome, chiamatelo impero; infine, dove fate il deserto, dite che è la pace".



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martedì, gennaio 19, 2010

Chagall è a Pisa



Moishe Segal (Mark Chagall in francese) nasce a Vitebsk, in Bielorussia, il 7 luglio 1887 da una famiglia ebrea: il padre è un mercante e con la moglie ha 9 figli di cui Mark è il primo.

Inizia a studiare pittura nel suo paesino poi a San Pietroburgo nella scuola di Belle Arti, mentre l'infanzia gli lascia quella serenità e gioia che traspariranno anche da molte opere, il periodo in città è duro e difficile
All'inizio del secolo acquista grande fama e si sposta a Parigi, a Montparnasse conosce Apollinaire, Delaunay e Léger, si sposa ed ha una figlia durante lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Fonda una scuola d'arte a Vitebsk ma non ha successo, la Russia del Suprematismo è lontana dal suo stile fresco e "infantile".
Si trasferisce con la famiglia a Mosca poi a Parigi, scrive articoli e poesie, nel 1937 è cittadino francese, ma la felicità dura ben poco: con l'occupazione nazista della Francia, nella Seconda Guerra Mondiale e la deportazione degli Ebrei, lascia Parigi con la famiglia e si nasconde nella penisola Iberica, poi negli Stati Uniti.
Nel 1944 alla morte della moglie, torna in Europa stabilendosi nella Francia del Sud, conosce un'altra donna da cui ha un altro figlio e vive un momento felice, di colori brillanti e gioiosi, di opere che parlano d'amore e gioia di vivere, si risposa, viaggia molto fino alla morte in Francia nel 1985, ha 97 anni

«Mia soltanto è la patria della mia anima. Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa; essa vede la mia tristezza e la mia solitudine ma non vi sono case: furono distrutte durante la mia infanzia, i loro inquilini volano ora nell'aria in cerca di una casa, vivono nella mia anima. Ci fu un tempo in cui avevo due teste, vi fu un tempo in cui questi volti erano bagnati dalla rugiada dell'amore e disciolti come profumo di rosa. Ora mi sembra che anche quando indietreggio avanzo verso un'ampia porta, oltre la porta ci sono ampie distese di pareti, rombi di tuoni smorzati e lampi spezzati riposano. Mia soltanto è la patria della mia anima.»

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