"Predatori del mondo intero unitevi! Adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione, andate a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, voi siete gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; voi soli bramate possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubate, massacrate, rapinate e, con falso nome, chiamatelo impero; infine, dove fate il deserto, dite che è la pace".



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sabato, gennaio 30, 2010

comunicato ai naviganti


Il crepuscolo come attitudine, come visione di un momento spesso filtrato dalla propria inclinazione e dalla propria sensibilità. Alcuni momenti, però, risultano decadenti in sé; la Storia ce ne ha mostrati molti, innegabilmente crepuscolari, come il 476 (o più realisticamente 480) d.C. che segnò l’ingresso nel periodo buio per eccellenza, il Medioevo, oppure – tanto per restare intorno al nostro evo – i mesi che precedettero il 1 settembre 1939, qui, in Europa.

Ecco, quei giorni, per come la si voglia vedere, avevano insiti i germi assoluti della decadenza e niente potrà renderli lieti, al di là di qualche blando motivo privato. Nulla ha potuto e potrà cancellare la sensazione della fine di un’epoca e l’inizio di una nuova che, come sempre avviene, nasce dal caos e nel caos si sviluppa, come qualsiasi entropia che si rispetti.
Questi anni che stiamo vivendo – o decenni, se volete – segnano la fine del dominio umano, la fine di un’attività meramente umana rimasta invariata fin dalla Preistoria, fin da quando l’uomo cominciò ad accasarsi nelle caverne; quello che è accaduto in mezzo è, sostanzialmente, un’evoluzione sanguinosa che ha portato alla definizione delle specifiche per l’Uomo 2.0, per i prodromi della postumanità che è destinata a spostare parecchio più in là i limiti della specie che l’ha generata. Quello che noi di Waskher  abbiamo voluto fare con quest’iterazione è soltanto indicare alcuni dei molteplici aspetti vitali che verranno coinvolti dal cambiamento, consapevoli che l’epoca estrema che verrà, paragonabile a un nuovo evo storico, comporterà uno sconquasso forse soltanto lontanamente paragonabile alla caduta di Roma o alla scoperta dell’America, qualcosa probabilmente più vicino all’intensità emozionale e tecnologica propria dell’età dell’atomica. I nostri sono molteplici punti di vista  che portano a un’apparente realtà: il dominio umano, così come lo conosciamo, è al termine; l’umanità stessa, nella sua foga senza fine di crescere, ha posto le basi per il suo stesso superamento.

È una festa, la festa dei morti.

Quindi, brilliamo di crepuscolo finché l’alba del nuovo giorno non ci accecherà di stupore. Sperando solo di non sperimentare un annichilimento da luce atomica.

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