Stasera per la prima volta ho avuto il tempo di andare sulla spiaggia
al tramonto. con Isa. Mangiavamo il gelato parlando delle decine
di cose che entusiasmano i bambini, la poltrona del bagnino, un cane
che fa il bagno, i gigli della sabbia che stanno fiorendo adesso.
Guardavo i pescatori in fila con le loro canne e pensavo. A te, in
primo luogo. ma poi c'è stato anche un momento in cui si è confuso il
tempo e sono tornata a quand'ero piccola. succede anche a te? Tornare
indietro per un istante e poi accorgersi che è tutto svanito, quel
mondo non c'è più, tutto passa e va e non si sa esattamente perché.
Sono attimi in cui tutto perde senso. mi invade una nostalgia così
profonda da essere insopportabile. Mi sento sola. Avrei bisogno di mia
madre. Ora posso pensare a Isa e sentirmi già inutile, già libera
di cedere alla tristezza e pensare a morire. Tanto c'è lei. Però poi mi
riprendo e mi dico che il carico sulle sue spalle è troppo grosso, ora
e sempre. Occorre che l'aiuti, e a lungo. Ritorno nei miei mille
progetti, anzi, mi rendo conto che in fondo li faccio solo per non
pensare alla morte. mille progetti fatti non per estrema forza, ma per
estrema debolezza. La mia, che non sopporto la fine delle cose e non
voglio pensarci. Che non sto mai nel presente, ma sempre e solo nei
sogni futuri.
Però so anche che è un risvolto inevitabile del mio carattere. So
bene che deriva da quella catastrofe che è stata la morte improvvisa di
mio padre, la fine di un mondo, anzi di tutti i mondi, per me. Che
tutto a un tratto mi sono trovata in una tragedia da cui nessuno mi
avrebbe tirato fuori, se non lo avessi fatto da sola. la sera stessa in
cui è morto sono stata ricondotta a casa e mi sono messa a guardare la
televisione, come sempre. Passava il famosissimo Happy days. Duro da
sopportare, in quella circostanza. la sera prima lo guardavamo tutti
insieme, quella dopo non c'era più neanche un insieme, era tutto
finito, la casa era quasi buia, i familiari ridotti a degli zombi.
Quella sera ho sentito che ero troppo giovane per cedere a quella
tristezza. Avrei rifatto tutto io, da capo. Quello ho postulato dentro
di me e di quello ora sono quasi schiava. Ricostruire, rifare. Non ho
mai smesso un istante di ricostruire il mio mondo e non potrei farlo.
Morirei di tristezza, di quella tristezza che ho scacciato tanti anni
fa con la speranza di riavere il passato.
Ho sentito subito che lo spirito guida di mio padre era accanto a me.
Ma ci ho messo anni per imparare a conviverci. Decenni.
Non so perché ti ho parlato di questo. Forse perché la tristezza di
stasera sulla spiaggia è stata così forte da non potersi più tacere
oltre. Credo di non averne mai parlato a nessuno. Anzi, non ne ho mai
parlato a nessuno, senz'altro.
Ma tu sei sempre stato la mia prima volta.