C'erano muli più cocciuti di un mulo, che volevano sfondare porte murate con il cemento armato.
Mi sembrava impossibile, anzi erano due le cose che mi apparivano davvero incredibili:
1) che qualcuno si ostinasse a bussare a quella porta;
2) che si ostinasse dopo anni e anni di scarsa connessione.
Io lo sentivo quel baule, che avrebbe voluto schiodarsi e aprire il suo coperchio e mandar fuori di tutto di più. Fiori, profumi, cappotti, treni, musica, chitarre, concerti, estati e inverni e long distance calls.
Lo sentivo nelle stringhe di silenzi tra una parola ed un'altra. E sentivo che aspettare era la parola d'ordine altrui. Aspettare. Aspettare. Ma aspettare cosa? Che l'ordine costituito si disgregasse, che una bacchetta magica riportasse il tempo indietro, che guarissi dalla strana malattia che avevo addosso?
Sbagliatissimo. Anche se dovevo ammettere che certe volte pensavo di essere oscura e invece ero chiarissima Sbagliatissimo: l'ordine costituito non si sarebbe disgregato, ma anche se l'avesse fatto, il substrato, il vissuto, il quotidiano avrebbe fatto catenaccio; nessuna bacchetta magica può riportare il tempo indietro.

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