"Predatori del mondo intero unitevi! Adesso che mancano terre alla vostra sete di totale devastazione, andate a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, voi siete gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; voi soli bramate possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubate, massacrate, rapinate e, con falso nome, chiamatelo impero; infine, dove fate il deserto, dite che è la pace".



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venerdì, febbraio 05, 2010

nella bara


Ci ha pensato,il regista spagnolo Rodrigo Cortés, prima di mettersi a girare il suo primo lungometraggio. Ci ha pensato e, soprattutto, ha pensato a quale potesse essere il genere di film più economico e, quindi, con il minor numero di attori possibili ed una sola "location". Quindi si è rivolto a Chris Sparling, per la sceneggiatura ed ha interessato Ryan Reynolds a farsi mettere per novantaquattro minuti dentro una bara. Sepolto da qualche parte, nel deserto dell'Iraq, senza alcuna memoria di come abbia fatto ad essere messo lì dentro. Ovviamente, urla per i primi cinque minuti. Poi le sue mani cominciano a trovare un accendino, un telefono cellulare ....
Sembra davvero poco, per fare un film. Eppure al festival di Sundance, dove è stato proiettato in questi giorni, si è gridato al capolavoro.
Sul finale, che costituirebbe il trionfo della pellicola, nessuno osa aprire bocca. Massimo rispetto perfino sulla Rete, dove gli spoiler si sprecano sempre.
Soffro di claustrofobia, eppure non vedo l'ora di poterlo vedere!

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